martedì, 03 giugno 2008
ilgattoconlepantofole alle 14:26
Scatoletta al gusto di: antisociale e antiparassitario
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Questo blog ha le ragnatele. Ed è giusto che sia così: il Gatto lavora sulle 10/12 ore al giorno tra famiglia e lavoro vero e proprio, e nella nuova tana non ha più la connessione internet. No, sopravvivo. So che ad alcuni magari può anche dispiacere, ad altri non gliene potrebbe fregar meno, magari qualcuno ne è sollevato...ma...il Gatto, dalla sua tana Addams, tra un rotolo di cavo elettrico, una latta di flatting e due, trecento scatoloni, ha pensato bene, in associazione a delinquere col Pisk, di NON METTERE la linea telefonica. Ci basta quella del treno in fondo al giardino.

La famiglia Gatto si è allargata a dismisura, saluti pelosi a questo blog polveroso che ha fatto il suo tempo: ogni famiglia, per quanto eterogenea possa essere, ha le sue esigenze di tempo. E qui proprio mi sembra sprecarlo, quando si ha tre figli pelosi e diversi piumosi a cui badare. Fortuna che siamo in due a darci una mossa, e nessuno ha il culo di piombo.

Addio blog!

giovedì, 30 agosto 2007
ilgattoconlepantofole alle 22:15
Scatoletta al gusto di: storie di gatti
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Ah, le ferie: hanno di bello che finiscono, prima o poi. In vacanza da una vita ci vuole stare solo Irene Grandi, e a tutti mancano le code negli uffici, alla posta, in banca, le ore di attesa telefonica per prenotarsi una visita medica, la polvere di due settimane accumulata in casa...e alzi la mano (come nello spot cocacola) chi ha la sindrome da panico relativo allo "svaligiamento". No, niente ipotetiche visite di omini in calzamaglia e passamontagna durante la vostra assenza. Parlo di quella cosa che ti viene quando torni a casa, tu e le tue borse, e le scaraventi con malgarbo ai piedi del letto. Lasciandole lì. Dicendo "dopo lo faccio". Tanto, ho altri vestiti puliti nell'armadio. Tanto, i souvenirs non vanno a male (nella maggior parte dei casi). Tanto...tanto sono passati solo due mesi, e hai ancora le borse da disfare! Esattamente come le decorazioni natalizie in salotto (nel mio caso specifico, tre pigne dorate sul camino), aspettano di fare il giro di boa da un anno all'altro. Beh, così se devi partire all'improvviso hai già la roba pronta...no? No, eh?

Ah, le ferie: uno torna, sistema due cose di contabilità e poi si trova a tu per tu con il risultato di un colloquio lavorativo andato a buon fine. Orsù! Festeggiamo! Ma...come? Facile, andando a portare quattro o cinque pacchi di sabbietta ad Alessia. Sorvolando sul fatto che, detto così, pare che la tale Alessia nella sabbietta ci si rotoli o ci si faccia gli impacchi, c'è da dire che Alessia è una delle veterane del canile locale, vicino casa del Gatto, ed è la ragazza dei gatti. Che si occupa di quelle maleodoranti palle di pelo e pulci che abitano tra le gabbie dei cani. Che fino a stamattina ignoravo esistesse, a dirla tutta. Ma è stata l'unica crista a degnarmi di attenzione quando ho fatto il mio ingresso in canile, esordendo con "Avrei da scaricare della roba". Lei, e l'Uomo Baffo dalla gamba gigia. E il cane Rocco, il cane dell'Uomo Baffo dalla gamba gigia. Un coso che pare un labrador senza zampe, grosso come un corgi, che assomiglia vagamente a Bonolis. A quanto pare esistono due tipologie di esseri umani, in canile: le belle persone e gli stronzi. Ma forse è così anche fuori dal canile, ora che ci penso. Si, credo. Uhm. Sicuramente, anche se gli stronzi sono in rapporto 20 a 1. Eniùei, l'Uomo Baffo dalla gamba gigia ha accolto quei pacchi di sabbietta come se si fosse aperto il cielo, disceso l'arcangelo Michele dalla scala infuocata in mezzo a cherubini che dispensano a larga mano il bianco composto "che fa la palla" mentre Gabriele ci dà dentro con lo shòfar e Raffaele improvvisa un valzer con la Madonna. La "padrona" del canile, invece, non ha degnato la carriolata di roba di uno sguardo, limitandosi a fissare con maleducazione la mia persona. E poi, alla mia timida proposta "se vi serve una mano...io ho qualche ora libera..." ha risposto con malagrazia "Si, si scelga un cane e se lo porti via, se davvero  vuole dare una mano". Oe', Katiuscia, bona lì. A niente è servito spiegargli che ho una gatta quasi ventenne debole di cuore e quasi completamente cieca, quindi, mettergli in casa un cucciolo o un cane adulto, sarebbe solo stato un rovinargli gli ultimi anni di vita. Anzi, è servito a farle venire la malaugurata proposta di rifilarmi un cane cieco, "così fa il paio". Un paio di ceffoni no, madama? Un paio di calci al suo matronale culo? (ma si potrà dire "culo" in un blog? Oppure ogni  volta che un blogger scrive "culo" un Diddle-Pucca-Hello Kitty viene ucciso da Dio?). Insomma: se l'Uomo Baffo mi ha innalzato immediatamente a suo Idolo della giornata al grido di "E' Dio che ti manda, con quella sabbietta!", frase che ha aumentato la mia eretica idea che Dio, in realtà, sia più peloso di quanto ce lo si figuri. Insomma, nel portare i tanto preziosi pacchi di sabbietta allo stabile del gattile, incrocio due truzzi. Truzzi della miglior razza: con scarpe da tennis con scritto GUCCI a caratteri cubitali sul tallone (ideali per recarsi, in un giorno di pioggia, presso un canile costruito al fondo di una sterrata), braghette a mezzo polpaccio, t-shirt dipinta addosso, tre o quattro giri di collanine e berretto da baseball sfilacciato e borchiato ad arte, rigorosamente stretto all'ultimo buco e rigorosamente appoggiato al cucuzzolo del cranio quasi fosse una kippah. Forse se lo incollano, per farlo stare lì. Due prestanti ragazzotti ventenni dalle gambe a parentesi, alti un metro e sessanta o suppergiù. Che carino, uno dei due è venuto a prendere una gattina da regalare alla fidanzatina. Un amore. Proprio le cose che mandano in bestia Alessia (un metro e ottanta per un metro di spalle: una valchiria ideale da far incazzare se sei alto due mele o poco più e hai la prestanza fisica del grissino che osò sfidare il tonno riomare). Ovviamente, come reagisce la Valchiria del Gattile a questa richiesta, quando vede che il ragazzotto entra storcendo il naso (l'amico eroicamente aspetta fuori, troppo tanfo per il regal naso) e indica una cestata di gattini di gusti assortiti?

"No, quelli no, sono troppo piccoli. Non me ne frega che alla tua ragazza piacciono i gattini bianchi. Se vuoi un gatto oggi, puoi scegliere tra queste tre belle femmine in attesa di un padrone.". E tira sul tavolo la cesta con tre micine grosse quanto un melone, iperattive, magnificamente striate e dagli occhi grigio ghiaccio appena appena strabici per l'emozione. Una sta masticando con impegno una mosca, l'altra si è pisciata addosso per la gioia, e la terza cerca nuove terre di conquista usando le unghiette per fare palestra di roccia sulla schiena del ragazzo che inizia ad urlare come se un Cheyenne gli stesse facendo lo scalpo. Borbottando che a lui sembrano tutte uguali (minchia ccioè) chiede quale deve prendere (cccioè minchia). Oh, quella che preferisci...perché non la piccola arrampicatrice che già ti ha eletto a supporto logistico dalla quale vetta osservare tutto il mondo? Affare fatto...e ora viene il bello. Il fuoco di fila delle domande rivolte al futuro "genitore" di cotanta bellezza pelosa.

"Hai un trasportino?" No. Ho cercato una scatola di cartone, ma non l'ho trovata. E meno male, che volevi portare alla morosa, un pellicciotto soffocato? "A casa hai già tutto l'occorrente?" No, ma il vicino ha un cane, magari per i primi giorni ci presta del cibo. Ciccio, mai sentito parlare di alimentazione bilanciata, dieta per gattini, cibi specifici post svezzamento, latte arricchito in sali minerali? "La tua fidanzatina lo sa che gli porti un gattino?" No, ma lo voleva qualche tempo fa. Ah, sorpresa: magari nel frattempo la fidanzatina ha spostato l'interesse verso i cuccioli di storione, che ne sai? "I suoi genitori che dicono dell'idea?" Non lo sanno mica, ma se lo trovano in casa mica lo buttano via. "Almeno, è maggiorenne?" Si. Perchè non ci crediamo?  "Sei sicuro che abbia il tempo necessario a curare la gattina?" Si, tanto non va a scuola e non lavora. Almeno quello...

Poi, il turno delle domande di rito: un documento, l'indirizzo dove andrà ad abitare l'animale, l'annuncio che la stessa Alessia dei Gatti farà dei controlli random per vedere lo stato di salute del micio in questione. E qui il ragazzo nicchia. Documenti, non ne ha. Cita una vita ipotetica di cui non è certo del numero...che prodigio, non sai dove abita la tua ragazza? L'amico fuori intanto scalpita, della serie "prendi sto gattino e andiamo". Alessia si allontana un attimo per prendere un foglio, lasciando me con l'individuo al quale chiedo, con innocenza: "oh, che carino. Hai mica altri animali a casa?" Io, l'immagine stessa della bonarietà felina, con in braccio tre microbi grossi come una mela  che pigolano con insistenza per essere allattati e puliti dalla cacca giallastra nel quale si sono rotolati beati nel limite dell'autonomia concessa da quegli occhietti aperti da poche ore. E qui mi cade l'asino, pardon, il truzzo. "Si, ho un serpente".

Serve dire che Alessia l'ha preso per la collottola e spinto a calci in culo fuori dal canile? No, non serve.

venerdì, 03 agosto 2007
ilgattoconlepantofole alle 12:46
Scatoletta al gusto di: qualcosa di utile o almeno credo
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Ops...ho detto che andavo in ferie: ok, la borsa è fatta...ma ho trovato questo link che sicuramente a qualcuno sarà molto utile.

Porta il tuo animale in vacanza con te!

E se trovi altre scuse per lasciarlo a casa da solo, o peggio, lasciarlo e basta...lasciatelo dire: spero ti si schianti la macchina, piova tutto il tempo delle vacanze, le meduse ti pungano le chiappe lasciandoti sfregiato a vita e ti vada a fuoco la casa, così quando tornerai dalle ferie ti troverai anche tu avvilito, depresso e senza un tetto esattamente come lui.

 

 

giovedì, 02 agosto 2007
ilgattoconlepantofole alle 14:47
Scatoletta al gusto di: felix cattus
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Avviso alla clientela: la stamberga chiude per ferie!

Per qualsiasi informazioni, citofonate alla custode in portineria.

E per evitare altre discussioni, disabilito i commenti fino al primo settembre. Non si sa mai, amici!

A tutti, buone ferie e divertitevi!

mercoledì, 25 luglio 2007
ilgattoconlepantofole alle 17:47
Scatoletta al gusto di: antisociale e antiparassitario
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A tutti i miei nuovi, fantasbrilluccicosi e misererrimi lettori, benvenuti!

A tutti i vecchi "membri del clan" invece, 'zzi vostri, tanto siete in due: questo non è un blog dai trenta commenti a post, ahimè.

Ma questo è un post tutto dedicato con affetto ai nuovi e-lettori, nel senso di lettori virtuali dato che ancora non ho fondato un partito. Benvenuti! Spero che l'ufficio turistico che vi ha indirizzati qui si sia premurato anche di dare cartine stradali e buoni sconto per il parcheggio, insieme con i tagliandini per arrivare fin qui, in questo blog dimenticato da Dio e dal Diavolo, in cui di rado incappa qualcuno.

Ci sono cocktails per tutti, ma siccome non vivo nel virtuale posso soltanto lasciarveli fatti al bancone. Spero che il posto sia di vostro gradimento, e che vi rendiate conto di quanto sia squallida questa manfrina, dato che l'entusiastico coro di questo angolo di splinder è formato si e no da due utenti, contro alla massa di pecore impazzite che sono accorse in massa per vedere il Divino (grazie, grazie! I sacrifici umani si accettano solo nei giorni dispari) Blog. Per tutto il resto, fa sempre piacere vedere come la gente non abbia un accidenti di meglio da fare.

Scusate, torno alla vita reale!

(No, non l'ho fatta io. Troppa grazia, ho di meglio da fare nella vita. Quella vera. Questo si che fa invidia!)

martedì, 24 luglio 2007
ilgattoconlepantofole alle 14:40
Scatoletta al gusto di: felix cattus
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Ci sono giornate in cui mi sento...come dire...a pezzi.

Quando torna l'inverno?

martedì, 24 luglio 2007
ilgattoconlepantofole alle 00:58
Scatoletta al gusto di: gatto nuvolari, antisociale e antiparassitario
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Conoscete lo slow food?

E' quel movimento che si mette d'impegno per la salvaguardia dei prodotti tipici italiani, per consentire alle piccole comunità commerciali di alimenti artigianali di sopravvivere e per promulgare il cibo doc, dop e tutto il resto nel mondo. Dopo di questo, aggiungo io, si impegna anche a distruggere gli stomaci delle persone e a disgustare ignari automobilisti. Tutto questo è successo domenica, durante la visita al Giardino Botanico: il ristorante scelto per il pranzo si è rivelato essere uno di quei temutissimi locali segnalati dal Gambero Rosso. E cosa fare, uccidere il Presidente del club? No, non si può, tanto più che - forse conosceva il posto? - non è venuto.

Ma del resto, se il Presidente ha scelto quella location per mangiare, chi sono io, piccolo e sparuto mammifero in pelliccia, per dire "No Roberto, andiamo alla piòla Da Gianni!" ? Nulla da fare: il Gatto ed il Piskel, solito equipaggio della Lola, si sono dovuti accodare al resto del club e pranzare lì, proprio lì.

Un localino pretenzioso, ricco di specchi, stucchi, dorature, finti marmi e bottiglie in bella mostra, tendaggi e mantovane di broccato. Dei tavoli apparecchiati con tre bicchieri, con tanto di camerieri in alta uniforme che ti versavano il vino col contagocce tenendo la bottiglia per il fondo, quasi a significare che stanno prendendo te per il culo. Camerieri che si ostinano a chiederti se vuoi vino, anche dopo aver capito, chiaramente capito, che sia tu che il tuo accompagnatore siete totalmente astemi. E, ovviamente, lo sguardo disgustato è di prassi. Un localino con mille fisime, con l'aria condizionata che avrebbe congelato il sangue ad un lappone, tanto da farti uscire più volte a scaldarti le ossa in cortile, senza notare lo sbalzo termico da 12c° a 37c°. Quando si è ibernati, certe sottigliezze non si sentono.

Un posto in cui le porzioni sono minimal chic. Minimal, perchè si limitano a sporcarti il piatto col cibo. Chic, perchè sono creazioni arzigogolate e talmente complesse da far venire ricci i capelli ad un calvo. Un esempio? Mais oui, parliamo delle infiorescenze di zucchino farcite con crema di fave serviti in tempura. Ergo, fiori di zucca fritti. Rovinati dall'amaro della pappina alle fave con i quali li hanno riempiti. Oppure, perchè non citare i ravioli ripieni di spuma di piselli con ragù bianco di coniglio e salsa di menta selvatica? Cinque agnolotti a forma di fiore riempiti di una poltiglia verdastra disgustosamente dolce, senza formaggio, sommersi (nel mio caso, ironia della sorte) da un tritato di coniglio. Il gusto, era quello dei Daygum Protex. Fortunatamente il Gatto è riuscito a raschiare via ogni singolo pezzetto di coniglio, sotto lo sguardo perplesso del vecchietto alla mia sinistra.

"Che fai, non lo mangi quello?". Oh, bella: non mi sembrava di aver mai avuto niente a cui spartire con quel signore. Perchè il "tu"? Inoltre, sono ampiamente maggiorenne e avrò la libertà di scegliere di non mangiare nè il coniglio, nè il vitello tonnato, nè il salmerino di fonte, nè il ragu di coniglio e neppure il maialino da latte arrosto? Perchè il locale ha offerto ai soci del club un menu ricercato immediatamente ribattezzato dal Pisk come "Ecatombe di cuccioli innocenti". Il pane era buono, però. Ogni piatto, un'agghiacciante composizione. Alla nostra destra e alla nostra sinistra, in quei tavoli circolari che non ti concedono un istante di privacy, commenti entusiasti relativi alla squisitezza del cibo. Presto chiarito il mistero: le due vegliarde madame che tanto elogiavano il menu sono due signore che non hanno mai cucinato in vita loro. Per questo che trovavano la "Terrina al cioccolato fondente con polvere di nocciole e fonduta di frutti di bosco" il dolce più squisito mai mangiato. A me sembrava una sacher venuta male: l'effetto era quello di un impasto con doppio latte, triple uova e cotta per cinque minuti. Un mattone decorato da Mondrian in persona, ma sempre mattone.

"Oh, che posto delizioso. Chissà  come dev'essere bello la sera...". La signora alla destra del Pisk ha alitato estasiata (dopo essersi fatta servire due di tutto) la sua approvazione al locale. Il Pisk ovviamente mi ha guardato perplesso, trattenendo le risate alla mia esclamazione "Oh, sicuramente il giorno migliore per venirci è il lunedì". Il giorno di chiusura, logico. Ma del resto, come accanirsi contro una madama che, dopo averci fissati malgarbatamente per metà pasto, si sia finalmente liberata dalla domanda che le opprimeva il cuore?

"Siete fratelli, giusto?"

Ovviamente no. Io con mio fratello certe cose non le faccio, non so lei. E, per di più, se fossimo stati fratelli uno dei due avrebbe dovuto essere per forza figlio del postino, in quanto io e il Pisk ci somigliamo come una scarpa ed una ciabatta: alto lui, di bassa statura io. Lui occhi grigi e carnagione abbronzata, io verdi e color latte. Lui, moro. Io, spudoratamente tendente al biondo rame. Si, indubbiamente fratelli.

Fratelli d'Italia.

giovedì, 19 luglio 2007
ilgattoconlepantofole alle 19:29
Scatoletta al gusto di: antisociale e antiparassitario
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Alzi la mano chi non ha mai sentito questa solfa: e vissero per sempre felici e contenti, la principessa riesumata dal suo scatolone di vero finto cristallo da un baggiano in calzamaglia celeste che ha parcheggiato il cavallo di Barbie in doppia fila, legato al secondo nano a destra (facente la funzione di parkimetro, a voi la scelta di dove inserire la monetina). Eh, tutti la conoscono, no? Arriva il principe buzzurro, direttamente da Rivombrosa del post precedente, si carica in arcione la bella narcolettica e via, a fare la casalinga nel castello e a discutere con quella strega di suocera. Ma con tutto questo dove voglio andare a parare?

Facile: mentre ero fuori dalla palazzina del mio comune di residenza, ho buttato un occhio alle pubblicazioni di matrimonio in immediata scadenza. Così, tanto per non girarmi i pollici. E che ti ho visto? Un orore. Proprio orore, con solo una R. La Somma Scrittrice si sposa. E chi c'alè la Somma? Facile pure questo, tale fanciulla che, all'età di 13 anni, fece un tema a scuola di quelli nazionalpopolari, i temi col botto, quelli che raschiano il fondo del bacile dei luoghi comuni e delle frasi fatte. Quelli che sembrano scritti infilando una dopo l'altra le frasi da Miss Italia. La pace nel mondo. Il disarmo nucleare. La solidarietà tra i popoli. L'acqua per il Niger. Un compendio su quattro facciate protocollo di cazzate e luoghi comuni, tanto per capirci.Uno di quei componimenti che, invece che venire sfilacciati in tante rasagnole di carta,  vengono ancora portati in trionfo. E io già all'epoca, dall'alto del mio ruolo di figura di riferimeno nel campo estivo, ho dovuto subire le lodi alla tale fanciulla Ics Ipsilon che doveva assolutamente fare la scrittrice da grande. Poi, negli anni, uscendo completamente dal giro, andando in volontario esilio nella mia villetta al limitare con la civiltà (ma dalla quale si gode una fantastica vista su un enorme ripetitore che, carissima la mia sindaca, ti ho già detto dove te lo devi mettere), ho perso le ultime "pubblicazioni" della Somma Scrittrice. Che non ci sono state, perchè in esilio volontario si, ma a Sant'Elena i pettegolezzi arrivano sempre. Finite le medie, iniziati almeno tre istituti superiori diversi senza completarne uno, la Somma pare si è rivolta ad un similcepu per comprare il diploma. E tanto, a che le serve. Si sposa.

E a me che me frega? Una cippadi, sinceramente. Però ho tirato fuori il pallottoliere per fare un attimo di conto...1985 - 1965 = 20.

Chissà che amore profondo che ha spinto la giovinetta a sposarsi il vegliardo. Chissà quanta perfezione aiuta a colmare i vent'anni di lacuna tra le due parti in causa. O meglio, chissà che pelo che ha lei e quanti soldi che deve avere lui. Ma sicuramente sono io che penso sempre male, giàggià. In realtà i due si amano teneramente al punto di sorvolare sul fatto che ci siano due decenni di mezzo. Ma l'amore non ha età. Di sicuro, l'amore per i soldi non ha tempo. E, per fare il paio, anche l'amore per la ciccia fresca non conosce l'anagrafe.

Va, va: se son rose, roseranno. Io però a certe storie ci credo poco.

lunedì, 16 luglio 2007
ilgattoconlepantofole alle 15:32
Scatoletta al gusto di: storie di gatti
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"Scusate, siamo arrivati a Rivombrosa?"

A certe cose una persona non è mai abbastanza preparata. Soprattutto a certe cose come questa. Quasi quanto sentirsi chiedere "Per scrivere a Babbo Natale ci va la prioritaria?".

"Veramente siamo ad Agliè". Brevi momenti di sconforto nonchè sconcerto. Ma...ma come...ed Elisa, il conte Fabrizio, la perfida marchesa? Non esistono?

"E quindi, per arrivare a Rivombrosa, da Agliè?". Ancora silenzio. La macchinata di ignari ed ignoranti turisti ci guarda perplessa. Loro, sul bmw nero. Noi, sulla panchina davanti al ciapin ad'cavaij, la fontana del parco del castello. Sospiriamo.

"Rivombrosa non esiste. Se volete, al fondo della rampa troverete il castello di Agliè." Per un attimo ho avuto la fugace visione di me in crinolina e parrucca boccoluta, al braccio di un Pisk in calzamaglia e codino da Gianduia.

"Ah. Ma abbiamo visto il castello di Rivombrosa, alla tivù...". Prodigi dei media. Prendi un paesino piemontese totalmente dimenticato da Dio, ci ambienti parte di una fiction polpettone dagli svarioni storici e geografici imbarazzanti, e subito tutti vorranno vedere proprio il castello di Rivombrosa, fregandosene che si chiami, in realtà, Castello Ducale di Agliè. E fregandosene che un set televisivo sia impressionantemente sterile di arte, storia e cultura, mentre per soli cinque euro avrebbero potuto vedere una piccola, piccolissima parte di un patrimonio della cultura italiana.

E invece, no.

Io, Gatto di Rivombrosa!

venerdì, 13 luglio 2007
ilgattoconlepantofole alle 16:16
Scatoletta al gusto di: timido statistico
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Ebbene si, avrei milioni di altre cose più urgenti e più serie da fare, ma non ho saputo resiste: prima di spegnere il pc ho buttato un occhio a lui, al Timido. Ci sono dei gioielli che non possono aspettare un altro giorno, nossignore. Eccoli a voi:

Sorvolando su "15enni nude fighe", sul quale non ho molto da dire ma che, con certosina solerzia, riporto per incrementare un po' le visite a questo luogo di perdizione, passerei direttamente a "a volte i gatti vanno via da casa". E fanno bene, coi padroni che si ritrovano. Dopo di che, troviamo "Avere un gatto fa bene?". Di sicuro fa meglio a te che a lui. Poi, per il partito "poche idee, ben confuse" abbiamo chi cerca "Castelli di sabbia fatti di carta". O di sabbia o di carta, deciditi! Poi, sullo spirituale, c'è chi cerca "Cosa si dice ad una persona quando muore un parente?", dipende: io in genere dico "cosa mi ha lasciato?" e "felicitazioni".  Il tutto che va perfettamente a braccetto con "come un gatto appeso ai coglioni", che identifica perfettamente la mia idea di parentame vario. E ancora, chi non si da pace: "dove cercare un criceto che scappa?". A chi l'ha visto no di certo.  Aguzzare la vista, con "esercizi ginnici oculari", che proprio non so come possano essere finiti a me. E, sempre dalla solita fascia di ipopensanti, troviamo "frasi carine da dire alle ragazze", "frasi carine per ragazza" e "frasi da dire a lui dopo il sesso". Per le prime due, non saprei, non è mai stato il mio forte: in genere eccello nel contrario. Per quanto riguarda cosa dire a lui dopo il sesso...a che serve parlare con una schiena sudaticcia che ti volta le spalle e inizia a russare dopo tre secondi? Digli cosa  vuoi, tanto avrà ancora così poco sangue al cervello che neanche ti capirà, qualsiasi cosa tu possa dirgli. Dopo di che abbiamo un vero gioiello, ovvero "Giornata tipo di David Gnomo". Che squisitezza. E un'altra gemma è "Jingle ben coro gatti", con "criceti viaggiano in aereo?". L'importante è che non lo guidino. E in tema gatti canterini, abbiamo "Suonerie per il mio telefonino il gatto che canta". Spero non si riferiscano a quell'orrore con gli occhi umidi che canta sulla melodia di Mika. Per par condicio, per non sentire, troviamo "tappo di cerume nei gatti". L'importante è non fargli una candeletta...

Ma la cosa migliore arriva per ultimo...vorrei tanto conoscere chi cerca "ultrasettantenni porno".

Anzi, no.

martedì, 10 luglio 2007
ilgattoconlepantofole alle 18:37
Scatoletta al gusto di: misteri della vita
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Aloe? Aloe?

Non dico niente, dico solo una cosa...

http://www.youtube.com/watch?v=KfEE_nYehZ8&mode=related&search

E poi ci aggiungo la frase mistica che vi risulterà chiara solo dopo aver seguito il link, solo quando sarete stati iniziati anche voi ai veri, grandi misteri che ci vengono svelati in questo sconcertante video-verità. Ripetete tutti con me...

Keep down, ragu sledding yay, no my no my "A", no my no my no my "A"...keep down, run to slutty date, no my no my "A"...

lunedì, 09 luglio 2007
ilgattoconlepantofole alle 20:33
Scatoletta al gusto di: gatto nuvolari
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..tu me l'hai dato a strisce, con te non gioco più!

No, nessun nuovo arrivo in casa Gatto. La faccenda è sempre quella: il sole, questo sconosciuto. Ovvero, per i miei soliti dieci mesi l'anno  vivo beatamente senza di lui, crogiolandomi nella nebbia, nella pioggia, nel vento e nella neve, dimenticando creme solari, lozioni, doposole e altre porcherie da spalmarmi addosso in ogni dove. Ma si sa, le cose belle prima o poi finiscono, e torna lui. O sole mio. E che fa, il marrano? M'illumina, ovvio. E non d'immenso, ma a sproposito. Poco conta che il Gatto giri con uno zainetto che contiene, nell'ordine: salviette con antibatterico, saponetta al limone, disinfettante, due pacchetti di fazzoletti sigillati, spray igienizzante e pannetto per occhiali, crema solare a filtro totale (simile al  cemento), crema solare per viso e mani fattore 90, spray solare fattore 20, doposole lenitivo post ustioni, crema foille, lozione sfiammante alla menta, gocce analgesiche per stendere un cavallo, aspirine, compresse di ibuprofene, diger selz, spazzolina da viaggio con specchio incorporato, taccuino e penna, autan spray per bambini, stick dopopuntura, ammoniaca, pile di ricambio e coltellino svizzero. E no, non uso un trolley e neppure uno zaino da campeggio, bensì uno zainetto Arpenaz di quelli piccoli, nel quale riesco anche ad infilare i telefoni e i portafogli miei e del Pisk. Non esplode, giuro. O almeno non l'ha ancora mai fatto.

E nonostante tutte queste mirabolanti mirabilie, riesco a tornare a strisce dopo ogni gita. A niente serve plastificarmi con creme di varia natura, costeggiare le ciuènde* per trovar ombra, parcheggiare la Lola** sotto la prima frasca disponibile ed evitare il sole come farebbe un vampiro in ferie a Finale Ligure. A niente, porca miseria: regolarmente il sole, col sadismo che lo contraddistingue, riesce a trovare il punto meno incremato, meno protetto, meno nascosto della mia superficie personale, e lì colpisce con sadismo astronomico. Pochi week-end fa, in una capatina marittima tra Montecarlo e Riviera Ligure, il Gatto ha ottenuto il comico risultato di ustionarsi il deretano: ieri mi si è cotta una spalla. Solo una, la sinistra. E solo da metà spalla a quattro dita dal gomito. L'abbronzatura del camionista, insomma.

Dalli e dalli, potrei anche spalmarmi di crema fin nelle orecchie e fin sotto le ascelle, che quella simpatica palla di gas incandescente attorno al quale rotoliamo riuscirebbe a farmi uscire qualcosa di cotto.

A strisce, ovviamente.

Le Langhe, viste dalla Lola in viaggio con il suo equipaggio verso il pranzo.

*ciuènda: per chi non fosse connazionale del Gatto (ovvero, da sotto il Po in giù), la ciuènda è una frasca.

**la Lola: no, non è la vacca della Granarolo. E' rossa e ha due posti e una capote in pelle, ed è la macchina del Gatto. Se vi interessa, cercate su questo blog i post che la riguardano.

lunedì, 02 luglio 2007
ilgattoconlepantofole alle 15:04
Scatoletta al gusto di:
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"Se tu conoscessi il tempo come lo conosco io, non diresti che lo sto perdendo"

Questo l'ha detto il Cappellaio Matto ad Alice. Questo è quello che dico a chiunque non si fa mai gli affari suoi, e crede che il suo modo di misurare il tempo, di dividerlo in spicchi di utilità e inutilità, sia migliore del mio.

E qui, intanto, si contano le rondini sotto alla torre dell'orologio di Mondovì.

venerdì, 29 giugno 2007
ilgattoconlepantofole alle 12:59
Scatoletta al gusto di:
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Voi ce l'avete? Beh, il Gatto si. Poco conta che sia su una fiat seicento, l'ho avuto anche su un'Y10, che è prerogativa di auto lussuose? E poi il Tino è lussuoso...è rosso come una Ferrari, grazie a qualche piccolo accorgimento personale fa agevolmente i 160 km/h senza decollare, ha gli interni neri e rossi bicolori, il viva voce, il frigo bar e i sacchetti per vomitare nella portiera del passeggero, esattamente come un aereo. Perchè non potrebbe avere anche il telepass? Lui può, accidenti!

Ma forse la ditta costruttrice di quei piccoli trabiccoli grigi e gialli a forma di armonica ha un piano ben preciso contro gli sboroni come me, con fiat seicento fùlopscional e telepass muniti. Fatto sta che quel coso diabolico funziona solo il 60% delle  volte. Arriviamo lì, nella bella corsia tutta gialla dedicata a  chi può, e ci scatta il semaforo rosso. Ovviamente la barra fa di tutto meno che alzarsi. E cosa resta da fare? Citofonare al cornuto di turno che sta in guardiola a fare zapping tra  i porno del satellite. Ormai ho una discreta collezione di frasi ignobili...

"Che problemi ha?" Faccia lei, non si alza la sbarra...

"Chi è?" ...tua sorella! Ma come, chi è!?

"Ma ce l'ha il telepass?" No guardi, mi piaceva la corsia gialla, pensavo che stesse bene col rosso dell'auto...

"Dove siete entrati?" "A Genova (sulla Genova-Alessandria)". Risposta della faina al citofono: "Aspetti, non trovo Genova...ma è già in Liguria?" Che io sappia...

"Provi a fare retromarcia..." Si, con la polizia dietro...la patente poi la faccio ritirare a te...

Si stava meglio quando si stava peggio, e dovevi farti la coda per dare biglietto spiegazzato e soldi che cadevano sempre, nelle mani sudaticce e troppo in alto dell'omino di turno.

giovedì, 28 giugno 2007
ilgattoconlepantofole alle 00:53
Scatoletta al gusto di: storie di gatti
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Ho appena fatto uscire il Panza, amorevolmente (e non) indicato con nomi quali, per l'appunto, il Panza, Soldato Palladilardo, il Culo col Gatto Davanti e, da ultimo, "Gatto Q", per la somiglianza con questa lettera dell'alfabeto  vista dall'alto. Per farla breve, una dozzina di chili di gatto in espansione. I chili e il gatto, intendo. L'unico per cui le scatolette Gourmet Gold sono un pregevole antipasto, e deve mangiarne almeno quattro prima di smetterla di guardarti con aria interrogativa. E, siccome sono le 0 e 30 passate e casa mia è dotata di tutti i confort quali grate con chiavistello, saracinesche con quattro fermi, doppi vetri con serratura e fossato dei coccodrilli, di certo non ho la buona volontà per schiavardare questo universo degli infissi per far uscire il suo culo. Ancora grazie che l'ho accompagnato al piano di sotto. E, mentre lo sollevavo facendomi venire un'ernia del disco per tirarlo su e metterlo sul davanzale del soggiorno, dal quale ha uno spiraglio più grosso tra le losanghe della grata, mi domandavo se sarebbe stato più utile segare in due il gatto o l'inferriata, nel caso il suddetto Panza fosse rimasto incastrato. E di certo, la prospettiva di un gatto con una cintura romboidale in ferro battuto non mi ispira per niente. Quindi, se si presentasse l'emergenza, dovrei di sicuro segare il gatto. O adattarmi ad avere un gatto trafilato e a forma di losanga. Tanto, la faccia da forma geometrica già ce l'ha, con quel naso lungo e la perversa attitudine a guardare nei cessi quando riesce ad infilarsi in bagno. Si, di sicuro quel gatto ha un non so che di deviato, come i professori di geometria euclidea. Tutta la vita a parlare di piramidi, manco fossero costruttori egiziani. E di sicuro, se il Panza fosse vissuto in Egitto a quei tempi, sarebbe finito come ripieno in una piramide, sempre che non si fosse sbafato prima tutte le derrate archiviate, distrutto ad unghiate gli ushabti e pisciato sul faraone bendato, che tanto non si può lamentare, e peggio di così...

Tutti questi pensieri mentre spingevo il grosso culo del Panza sul davanzale, e lo vedevo sgusciare ancora una volta per miracolo tra le losanghe della grata. Tonf, e fa partire il sensore della luce in veranda. Tonf, e si gira come sempre a guardarlo con aria incazzata, stufo di essere flashato ogni benedetta sera. Come si fa a cogliere di sorpresa il gatto dei vicini e terrorizzarlo durante la sua pisciatina notturna, se l'umano coglione di turno gli ha montato un faro da Broadway sulla testa? Che per di più gli si accende alle spalle appena tocca il cemento del vialetto, tadan, proprio come a teatro, mentre lui mette il piede in scena. L'espressione del Panza è chiara: quel faretto lui ce lo metterebbe ben volentieri dove noi mettiamo il termometro a lui. Orecchie indietro, si gira a guardarmi con gli occhi sgranati e un'espressione fobica sul muso allungato, che gli dà l'espressione di uno che è rimasto chiuso nelle pagine gialle. Spegni sta cazzo di luce!

Inutile nasconderti tra i vasi del vialetto, Panza. Il gatto dei vicini è scemo, ma non cecato, e il tuo culo avrebbe bisogno di una fioriera, non di un vasetto, per nascondersi. Vai a caccia, e prendi qualcosa che sia diverso dal divano, o dal gabinetto, una volta nella vita.