Ah, le ferie: hanno di bello che finiscono, prima o poi. In vacanza da una vita ci vuole stare solo Irene Grandi, e a tutti mancano le code negli uffici, alla posta, in banca, le ore di attesa telefonica per prenotarsi una visita medica, la polvere di due settimane accumulata in casa...e alzi la mano (come nello spot cocacola) chi ha la sindrome da panico relativo allo "svaligiamento". No, niente ipotetiche visite di omini in calzamaglia e passamontagna durante la vostra assenza. Parlo di quella cosa che ti viene quando torni a casa, tu e le tue borse, e le scaraventi con malgarbo ai piedi del letto. Lasciandole lì. Dicendo "dopo lo faccio". Tanto, ho altri vestiti puliti nell'armadio. Tanto, i souvenirs non vanno a male (nella maggior parte dei casi). Tanto...tanto sono passati solo due mesi, e hai ancora le borse da disfare! Esattamente come le decorazioni natalizie in salotto (nel mio caso specifico, tre pigne dorate sul camino), aspettano di fare il giro di boa da un anno all'altro. Beh, così se devi partire all'improvviso hai già la roba pronta...no? No, eh?
Ah, le ferie: uno torna, sistema due cose di contabilità e poi si trova a tu per tu con il risultato di un colloquio lavorativo andato a buon fine. Orsù! Festeggiamo! Ma...come? Facile, andando a portare quattro o cinque pacchi di sabbietta ad Alessia. Sorvolando sul fatto che, detto così, pare che la tale Alessia nella sabbietta ci si rotoli o ci si faccia gli impacchi, c'è da dire che Alessia è una delle veterane del canile locale, vicino casa del Gatto, ed è la ragazza dei gatti. Che si occupa di quelle maleodoranti palle di pelo e pulci che abitano tra le gabbie dei cani. Che fino a stamattina ignoravo esistesse, a dirla tutta. Ma è stata l'unica crista a degnarmi di attenzione quando ho fatto il mio ingresso in canile, esordendo con "Avrei da scaricare della roba". Lei, e l'Uomo Baffo dalla gamba gigia. E il cane Rocco, il cane dell'Uomo Baffo dalla gamba gigia. Un coso che pare un labrador senza zampe, grosso come un corgi, che assomiglia vagamente a Bonolis. A quanto pare esistono due tipologie di esseri umani, in canile: le belle persone e gli stronzi. Ma forse è così anche fuori dal canile, ora che ci penso. Si, credo. Uhm. Sicuramente, anche se gli stronzi sono in rapporto 20 a 1. Eniùei, l'Uomo Baffo dalla gamba gigia ha accolto quei pacchi di sabbietta come se si fosse aperto il cielo, disceso l'arcangelo Michele dalla scala infuocata in mezzo a cherubini che dispensano a larga mano il bianco composto "che fa la palla" mentre Gabriele ci dà dentro con lo shòfar e Raffaele improvvisa un valzer con la Madonna. La "padrona" del canile, invece, non ha degnato la carriolata di roba di uno sguardo, limitandosi a fissare con maleducazione la mia persona. E poi, alla mia timida proposta "se vi serve una mano...io ho qualche ora libera..." ha risposto con malagrazia "Si, si scelga un cane e se lo porti via, se davvero vuole dare una mano". Oe', Katiuscia, bona lì. A niente è servito spiegargli che ho una gatta quasi ventenne debole di cuore e quasi completamente cieca, quindi, mettergli in casa un cucciolo o un cane adulto, sarebbe solo stato un rovinargli gli ultimi anni di vita. Anzi, è servito a farle venire la malaugurata proposta di rifilarmi un cane cieco, "così fa il paio". Un paio di ceffoni no, madama? Un paio di calci al suo matronale culo? (ma si potrà dire "culo" in un blog? Oppure ogni volta che un blogger scrive "culo" un Diddle-Pucca-Hello Kitty viene ucciso da Dio?). Insomma: se l'Uomo Baffo mi ha innalzato immediatamente a suo Idolo della giornata al grido di "E' Dio che ti manda, con quella sabbietta!", frase che ha aumentato la mia eretica idea che Dio, in realtà, sia più peloso di quanto ce lo si figuri. Insomma, nel portare i tanto preziosi pacchi di sabbietta allo stabile del gattile, incrocio due truzzi. Truzzi della miglior razza: con scarpe da tennis con scritto GUCCI a caratteri cubitali sul tallone (ideali per recarsi, in un giorno di pioggia, presso un canile costruito al fondo di una sterrata), braghette a mezzo polpaccio, t-shirt dipinta addosso, tre o quattro giri di collanine e berretto da baseball sfilacciato e borchiato ad arte, rigorosamente stretto all'ultimo buco e rigorosamente appoggiato al cucuzzolo del cranio quasi fosse una kippah. Forse se lo incollano, per farlo stare lì. Due prestanti ragazzotti ventenni dalle gambe a parentesi, alti un metro e sessanta o suppergiù. Che carino, uno dei due è venuto a prendere una gattina da regalare alla fidanzatina. Un amore. Proprio le cose che mandano in bestia Alessia (un metro e ottanta per un metro di spalle: una valchiria ideale da far incazzare se sei alto due mele o poco più e hai la prestanza fisica del grissino che osò sfidare il tonno riomare). Ovviamente, come reagisce la Valchiria del Gattile a questa richiesta, quando vede che il ragazzotto entra storcendo il naso (l'amico eroicamente aspetta fuori, troppo tanfo per il regal naso) e indica una cestata di gattini di gusti assortiti?
"No, quelli no, sono troppo piccoli. Non me ne frega che alla tua ragazza piacciono i gattini bianchi. Se vuoi un gatto oggi, puoi scegliere tra queste tre belle femmine in attesa di un padrone.". E tira sul tavolo la cesta con tre micine grosse quanto un melone, iperattive, magnificamente striate e dagli occhi grigio ghiaccio appena appena strabici per l'emozione. Una sta masticando con impegno una mosca, l'altra si è pisciata addosso per la gioia, e la terza cerca nuove terre di conquista usando le unghiette per fare palestra di roccia sulla schiena del ragazzo che inizia ad urlare come se un Cheyenne gli stesse facendo lo scalpo. Borbottando che a lui sembrano tutte uguali (minchia ccioè) chiede quale deve prendere (cccioè minchia). Oh, quella che preferisci...perché non la piccola arrampicatrice che già ti ha eletto a supporto logistico dalla quale vetta osservare tutto il mondo? Affare fatto...e ora viene il bello. Il fuoco di fila delle domande rivolte al futuro "genitore" di cotanta bellezza pelosa.
"Hai un trasportino?" No. Ho cercato una scatola di cartone, ma non l'ho trovata. E meno male, che volevi portare alla morosa, un pellicciotto soffocato? "A casa hai già tutto l'occorrente?" No, ma il vicino ha un cane, magari per i primi giorni ci presta del cibo. Ciccio, mai sentito parlare di alimentazione bilanciata, dieta per gattini, cibi specifici post svezzamento, latte arricchito in sali minerali? "La tua fidanzatina lo sa che gli porti un gattino?" No, ma lo voleva qualche tempo fa. Ah, sorpresa: magari nel frattempo la fidanzatina ha spostato l'interesse verso i cuccioli di storione, che ne sai? "I suoi genitori che dicono dell'idea?" Non lo sanno mica, ma se lo trovano in casa mica lo buttano via. "Almeno, è maggiorenne?" Si. Perchè non ci crediamo? "Sei sicuro che abbia il tempo necessario a curare la gattina?" Si, tanto non va a scuola e non lavora. Almeno quello...
Poi, il turno delle domande di rito: un documento, l'indirizzo dove andrà ad abitare l'animale, l'annuncio che la stessa Alessia dei Gatti farà dei controlli random per vedere lo stato di salute del micio in questione. E qui il ragazzo nicchia. Documenti, non ne ha. Cita una vita ipotetica di cui non è certo del numero...che prodigio, non sai dove abita la tua ragazza? L'amico fuori intanto scalpita, della serie "prendi sto gattino e andiamo". Alessia si allontana un attimo per prendere un foglio, lasciando me con l'individuo al quale chiedo, con innocenza: "oh, che carino. Hai mica altri animali a casa?" Io, l'immagine stessa della bonarietà felina, con in braccio tre microbi grossi come una mela che pigolano con insistenza per essere allattati e puliti dalla cacca giallastra nel quale si sono rotolati beati nel limite dell'autonomia concessa da quegli occhietti aperti da poche ore. E qui mi cade l'asino, pardon, il truzzo. "Si, ho un serpente".
Serve dire che Alessia l'ha preso per la collottola e spinto a calci in culo fuori dal canile? No, non serve.
